Appunti di viaggio
Il Circolo Per la Margherita in Sardegna
la Redazione


La Margherita in Sardegna più che nel resto del Paese vive un paradosso, ovvero che la nuova formazione politica si impone, per la volontà degli elettori e nello scetticismo - o nella aperta ostilità - di chi doveva favorirne la semina e la crescita. Poiché la politica è anche utilizzare i fattori di vantaggio inaspettato (e nel caso sardo, largamente immeritato) ci si sarebbe aspettati che un gruppo dirigente, anche non particolarmente accorto, facesse suo e rilanciasse in termini propositivi il successo elettorale. Ci sarebbe piaciuto vedere non tanto l'autocritica e la ricerca delle cause di tale miopia, quanto un onesto tentativo di consolidare il consenso comunque ottenuto.
Nonostante l'esplicito boicottaggio di una parte non insignificante dei gruppi dirigenti dei partiti fondatori, la Margherita ha conseguito in Sardegna uno dei migliori risultati elettorali di tutto il Mezzogiorno d'Italia.
A nove mesi dalle elezioni politiche, nel Consiglio Regionale della Sardegna non si è ancora costituito il gruppo della Margherita. A sette mesi dall'Assemblea Nazionale costituente, la dirigenza regionale dei partiti fondatori non è riuscita nemmeno a mettere in piedi un coordinamento provvisorio. Non parliamo qui di fusioni perfette o strutture uniche, bensì di un semplice e banale coordinamento provvisorio. Quando si chiedono i motivi di tale inspiegabile riluttanza (perché magari sono gravi e realmente difficili da superare) si ottengono risposte che imputano reciprocamente ad una delle principali formazioni (il Partito Popolare e i Democratici) le responsabilità dell'inerzia, ma non se ne spiegano le ragioni. Gli elettori della Margherita e gli aderenti ai partiti fondatori sono - as usual - tagliati fuori dalla segreta discussione.
Abbiamo deciso di costituire il Circolo "Per la Margherita in Sardegna" per far tornare in gioco sia gli elettori, sia le persone che intendono impegnarsi direttamente - in un tempo di straordinaria necessità di partecipazione democratica - nel nuovo soggetto politico. Immaginiamo che "Per la Margherita in Sardegna", anche attraverso il sito internet www.lamargheritainrete.org, si sviluppi come un circolo di servizio, un "circolo dei circoli" sardi: il sito offre infatti materiali e documentazione, notizie e idee, spunti per l'iniziativa politica in sede locale. Siamo convinti che poter far circolare le idee anche senza far spostare le persone, aiuti ad essere meno politicamente isolati da quello che succede nel resto d'Italia, e possa addirittura tornare utile alla strutturazione della Margherita in campo nazionale, perché dalla Sardegna ha una buona tradizione di laboratorio. Una forte carica di sperimentazione è la caratteristica che vorremmo imprimere a questa iniziativa, insieme alla ricerca ed alla conferma di un "pensiero forte" che ci identifichi in maniera facile ed evidente.
Una delle obiezioni più forti alla costituzione della Margherita come soggetto politico unico - proposta specialmente da chi milita nella formazione di più antica tradizione tra le fondatrici, il Partito Popolare Italiano - è quella della perdita di identità politica e culturale della esperienza dei cattolici democratici in Italia, o più in generale, l'ispirazione cristiana in politica. Pur ritenendo che non sia così, crediamo che questo sia un problema serio, che meriti un'attenzione particolare nel lavoro che ci accingiamo a compiere. Una prima e metodologicamente non provvisoria risposta sarà quella di scavare a fondo su cosa è attualmente, e nel concreto dell'esperienza politica più che nella rituale citazione di Sturzo/De Gasperi/Moro, questa identità. Più in generale, riteniamo che l'identità di un partito, quella che i cittadini devono immediatamente recepire per capire e orientarsi, oggi si fondi, più che su incrollabili assunti ideologici, sui programmi e le cose che si fanno (quando si è al governo) o che ci si propone di fare o di contrastare (quando si è all'opposizione), realmente incidenti sulle chances di vita delle persone. L'elaborazione chiara di proposte nostre, l'affermazione di distinzioni e opposizioni rispetto ai fatti di governo altrui saranno un modo, speriamo innovativo e convincente, di contribuire a costruire una identità forte della Margherita, che recuperi senza rinunce, ma anzi valorizzando e facendo uscire dall'alveo rinsecchito in cui era finito, quel che di vero e di buono può ancora dire la cultura politica dei cattolici democratici.
Il voto alla Margherita, in Sardegna, e soprattutto nei centri più grandi - Cagliari, ad esempio - non è rientrato negli schemi di chi si aspettava la somma dei voti di preferenza che i singoli candidati riescono a racimolare nel sistema proporzionale. Il consenso al nuovo partito non è stato controllabile - ed in questi termini la Margherita è un fenomeno positivamente moderno, antitetico alla vecchia politica - e si è nutrito di quote importanti di voto di opinione, soprattutto giovanile. Come interpretare questo consenso ? I metodi di selezione dei gruppi dirigenti (al di là dunque dei meriti o delle colpe di quelli attuali) che conosciamo in Sardegna sono adeguati ad esprimere le volontà e le aspettative di questi elettori ? E se uno di quei giovani elettori volesse passare dal voto ad una forma costante di impegno politico, come dovrebbe fare, a chi dovrà rivolgersi ?
All'indomani del 13 maggio, a commento di come gli elettori hanno trattato la Margherita, Arturo Parisi ebbe acutamente a dire che la loro risposta era stata "sì", ma la domanda andava ancora formulata.
La domanda non è solo la nostra proposta politica quotidiana, bensì l'insieme della proposta, del modi di relazionarci con la società e della organizzazione, quella che i politologi chiamano la "forma-partito". Ebbene, dalla decisione su tutte queste cose non vogliamo rimanere estranei, né subirle. Da subito ci sentiamo impegnati a promuovere una consultazione on-line sullo Statuto della Margherita sarda che valorizzi gli elementi di specificità che vogliamo far valere. Siamo di quelli che non vogliono "aspettare Roma" (come si dice da queste parti), né che un Nanni Moretti sardo venga a ricordarci la nostra storia come una sequela di omissioni.
Abbiamo una grande fiducia nel fatto che non saremo in pochi a ritrovare il gusto dell'impegno in una casa che vogliamo essere in tanti a costruire.