|
|
|
Perchè un nuovo sito internet di Francesco Carta Allestire un sito Internet e attraverso questo proporre i temi della politica regionale, modulati secondo i valori e gli ideali della Margherita. In pillole, è questo lo scopo che ci prefiggiamo, consapevoli dell'importanza del momento storico che i partiti fondatori stanno attraversando e del disorientamento dei propri aderenti e simpatizzanti. Lasciare le note sponde e imbarcarsi verso approdi, per alcuni versi, ancora sconosciuti rappresenta una difficoltà organizzativa e "logistica", oltre che una fatica dei sentimenti. Un atteggiamento simile non è proprio solamente delle generazioni più adulte dei nostri partiti, i Popolari, i Democratici, i "Diniani", gli amici dell'Udeur, ma anche dei più nuovi all'attività politica diretta e militante. A conforto del patimento di alcuni ed a conferma della bontà della decisione presa si possono citare diverse circostanze, ma valga per tutte la bellissima sorpresa - se non altro almeno quella - riservataci dai risultati elettorali delle ultime politiche. Non siamo soli! La somma del consenso ascrivibile in linea teorica direttamente ai singoli, è ben poca cosa rispetto al risultato reale. Ritorna alla mente il commento di un dirigente nazionale del PPI all'indomani del 13 Maggio: "Abbiamo lavorato anni per un risultato del genere e non ci siamo riusciti. Oggi ci viene quasi regalato". Si dice sindrome di Serendip o serendipity, il trovare una cosa che non si cerca e scoprire poi che la tal cosa è di immenso valore. La Margherita è una cosa politica di immenso valore e spetta a tutti dirigenti, iscritti, simpatizzanti vecchi e nuovi, non sperperarla ma metterla a frutto. Molto sommessamente ma non per questo senza la convinzione giusta, intendiamo contribuire all'attecchimento di tale novità del panorama politico nazionale e regionale. Se non si sarà capaci di rispettarne i principi originali e soddisfare le aspettative e le speranze, così come è venuta, con altrettanta velocità assumerà i connotati della splendida occasione mancata. Il mezzo che intendiamo usare, la Rete, non è certamente innocuo. Consente maggiore immediatezza nella diffusione, se si è bravi e fantasiosi può essere più o meno accattivante, permette il feedback con i propri interlocutori in tempo reale. E' quanto di più immediato e diretto consente la tecnica attuale e, per questo, è una delle forme più impegnative tra quelle dei media a minor costo d'esercizio. L'uso di Internet consente, o meglio impone, inoltre, un riscatto della parola scritta e se si vuole essere attenti al brocardo scripta manent verba volant, è chiaro a tutti il rischio che si corre. L'affermarsi del parlato e a volte - peggio- del sentito dire sulla parola scritta ha contribuito alla tanto vituperata mancanza di comunicazione? Ha consentito che il rumore delle notizie gridate, degli annunci pirotecnici, dei calcolati silenzi, copra il senso delle cose e soprattutto impedisca la percezione dei fatti rispettosa della verità? Internet rappresenta senza dubbio una valida alternativa alla dittatura del linguaggio televisivo. Si impone però un adeguamento della lingua. La pausa riflessiva tra una parola e l'altra propria dello scrivere, cui corrisponde il soggettivo ritmo del leggere, consente la forma più effettiva tra le comunicazioni. A patto che si affermi un uso della lingua spontaneo e diretto. L'eterogeneità e la numerosità nei contatti che si può avere attraverso la Rete impone la semplificazione e l'immediatezza senza cadere nella banalizzazione. L'eccesiva tecnicizzazione della lingua, i discorsi ricchi di codici allusivi, al contrario, mortificano la comunicazione e impediscono la circolazione del pensiero. Altro aspetto - e non di poco conto - è se ancora si ha qualcosa da dire. Ritorna in mente una vecchia vignetta di Altan. Un giornalista chiede ad un intellettuale che cosa pensi del silenzio degli intellettuali e lui, di rimando, … Booh! Siamo a tal punto? L'assenza della Politica dal panorama regionale scaturisce dalla mancanza di argomenti, lasciando che scorrazzino gli interessi inconfessabili, la pochezza umana e la perpetuità di sultanati autoreferenti? Oppure la soverchiante capacità di questi di imporre i propri messaggi ha costretto al silenzio le voci critiche e profetiche della cosiddetta società civile, della comunità ecclesiale, del volontariato, della scuola? E' opportuno che si ritorni ad affrontare i grandi temi della quotidianità e del futuro. E intendiamo farlo, puntando il nostro sguardo attraverso il prisma della nostra cultura, della nostra formazione e della nostra militanza. Ne daremo una rappresentazione fedele, non caleidoscopica ma di ampio spettro, convinti che la diversità ricondotta a sintesi sia una grande risorsa. |